San Francesco d'Assisi e il Presepio vivente di Greccio

 

Secondo la tradizione, San Francesco d'Assisi è stato il primo a realizzare nel Natale del 1223 la rappresentazione della Nascita di Gesù.

 

Seguiamone il racconto direttamente da due fonti storiche:

Le Fonti Francescane e la Legenda major.

 


 

Santuario di San Francesco in Assisi, Basilica Superiore, ciclo degli affreschi (1296-1330) di Giotto, Scena XIII: Il presepe di Greccio ovvero la Riproposizione della scena del Presepe con l'incoronazione di Cristo bambino.

 

Il presepio di Greccio (racconto storico dalle "Fonti Francescane")

 

La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.

C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell’anima e santificazione del corpo, la carne dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen. [...]

 

[Tommaso da Celano (1190-1260 ca.), in Fonti Francescane, n.ri 466-471]

 

 

Eremo francescano di Greccio

 

Il cuore del Santuario è la piccola Cappella del Presepio, edificata nel 1228 anno della canonizzazione di San Francesco e costruita nella grotta che secondo la tradizione vide la rievocazione della Natività da parte di Francesco (vedi foto in alto). Sotto la mensa dell’altare si conserva la roccia che, secondo la tradizione, ospitò il simulacro del Bambino durante la rievocazione voluta da Francesco.

 

Sopra l’altare un affresco quattrocentesco, opera di autore ignoto del secolo XV, rievoca a destra la Natività del Signore (vedi due foto in basso). La Vergine nella grotta di Betlemme è colta nell’intimo gesto di allattare il Bambino alla presenza di San Giuseppe. Sulla sinistra si stende la rievocazione della Natività voluta da Francesco a Greccio: il Santo, in vesti di diacono, è inginocchiato al centro della scena davanti al Bambino, alle sue spalle si distingue il cavaliere Giovanni Vellita, la moglie e altri dei suoi, che assistono al miracolo.


 

 

Il presepio di Greccio (racconto storico tratto dalla "Legenda major")

 

Tre anni prima di morire (Natale del 1223) presso Greccio volle rappresentare al vivo, con solennità massima, la nascita del Bambino Gesù, per farlo amare da tutti, procurandosi prima la licenza del papa, perché non si ascrivesse a novità.

 

Fece quindi preparare un umile presepe, con del fieno dentro e accanto un bue e un asinello.

 

Vennero i frati, accorse la gente. La selva echeggiò di voci, di canti e di suoni. La notte s’illuminò di luci da sembrare giorno chiaro e d’una solennità singolare.

 

Il santo, dinanzi al presepe era tutto pietà, tutto lacrime, inondato di gioia.

 

Durante la Messa, per cui la mangiatoia faceva da altare, Francesco diacono cantò il Vangelo e predicò al popolo sulla nascita del Re povero, com'egli con tenerezza d’amore chiamava il Bambino di Betleem.

 

Un cavaliere virtuoso e sincero di nome Giovanni da Greccio (Giovanni Vellita, Terziario) che per amore di Cristo, disprezzata la milizia del secolo, si era congiunto a lui con stretta familiarità, confessò di aver visto un bimbo assai bello dormente entro la mangiatoia e il beato Francesco che, stringendolo fra le braccia, sembrava volesse svegliarlo.

 

L'apparizione è credibilissima. L’attesta la santità di chi la vide e narrò, l’approva pienamente la verità in essa adombrata, la confermano i miracoli.

 

Difatti la rievocazione della capannuccia di Betleem, istituita da Francesco, desta nei cuori addormentati la fede in Cristo, e il fieno del presepe, conservato dal popolo, sana gli animali dalle malattie e allontana ogni peste. Dio glorifica così il suo servo e mostra, con evidenti prodigi, l’efficacia della santa orazione.

 

(San Bonaventura, Vita di San Francesco - Legenda major, Edizioni San Paolo, Milano 1986, pagg. 117-118)

 


 

Roberto Polimeni

Studioso delle tradizioni del Presepio e della festa del Natale è collezionista e artista del Presepe

 

E-mail:  info@artedelpresepio.com