<< Il bambino nella mangiatoia >>

ANSELM GRUN, "Vivere il Natale", ed. Queriniana, pagg. 22-24

L’angelo annuncia ai pastori: «Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Mentre gli uomini chiudono le loro case al bambino divino, gli animali cedono la loro mangiatoia. Si ritraggono. Percepiscono che sta per verificarsi il mistero di una nascita, che una madre ha bisogno di un giaciglio per il proprio bambino. Gli uomini temono che quella coppia straniera, che cerca un rifugio, li possa disturbare.

Ci sono tante favole in cui a un uomo viene annunciata la visita di Dio. L’uomo o la donna rassettano bene la casa e cucinano quanto di meglio hanno da offrire. Poi attendono tutto il giorno l’arrivo di Dio. Ma Dio non arriva. Viceversa compare un povero monello che viene mandato via, perché potrebbe sporcare la tavola ben apparecchiata. Compare anche un mendicante, ma pure lui viene respinto perché potrebbe disturbare la visita di Dio. E neppure una donna vecchia e bisognosa riceve qualcosa da mangiare. Completamente delusi, l’uomo o la donna vanno a letto. E Dio compare loro in sogno e mostra loro di essere venuto tre volte, ma di essere sempre stato respinto.

Gli uomini che sono in contatto con il loro lato istintuale non riflettono a lungo. Accolgono chi sul momento ha bisogno di aiuto. E così possono sperimentare che era Dio quegli a cui hanno aperto la loro casa.

 

Il bambino nella mangiatoia mostra come Dio abbia sognato l’uomo in maniera del tutto diversa da come gli uomini si aspettano. Il bambino non nasce in un palazzo, ma nella stalla. Non ha un soffice lettino, ma una dura mangiatoia. Non lascia trapelare nulla della sua dignità divina. É impotente. Ha bisogno delle premure umane. Va allattato e nutrito.

Quando guardiamo il bambino nella mangiatoia, presagiamo qual è il sogno di Dio nei nostri riguardi. Lì dove siamo alla fine, dove siamo caduti in un vicolo cieco, dove ci sentiamo incompresi, respinti e rifiutati, proprio lì Dio vuole nascere in noi. Lì dove non vogliamo guardare, nella sfera delle nostre pulsioni, negli abissi della nostra anima, lì dove in noi fa freddo e si nascondono i nostri lati duri, proprio lì é pronta in noi la mangiatoia in cui Dio vuole depositare il proprio Figlio, affinché possa nascere anche in noi e diventare per noi il Messia che ci libera dal paese della schiavitù, dalla prigione interiore delle nostre ossessioni e delle nostre immagini ideali, per salvarci e fare di noi l’uomo sognato da Dio.

 

 

ANSELM GRUN,

nato nel 1945, dottore in teologia, monaco benedettino dell'abbazia di Munsterschwarzach in Germania, è uno dei più fecondi scrittori di spiritualità in Europa.

 

Roberto Polimeni

Studioso delle tradizioni del Presepio e della festa del Natale è collezionista e artista del Presepe

 

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